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Tutto quello che devi sapere sul riscatto laurea

Riscatto laurea

E’ finalmente stato introdotto nel nostro ordinamento il riscatto laurea agevolato, con la possibilità per ogni anno riscattato di versare all’ente previdenziale una cifra fissa, oggi pari a circa € 5.241, invece del 33% dell’ultimo reddito percepito, regola che ha finora scoraggiato tantissimi dall’intraprendere la strada del riscatto. Il riscatto è valido solo per periodi universitari successivi al 1 gennaio 1996.

Sono però ancora tanti i dubbi che rimangono, proviamo quindi a fare un pò di chiarezza.

Tutti possono riscattare la laurea?

No.

La platea dei soggetti che ha la facoltà di riscatto della laurea è quella contenuta nel decreto legislativo 84/1997.

Tutti i soggetti lavoratori hanno tale possibilità, ad esclusione di quelli che versano i contributi pensionistici alle Casse professionali di competenza (es. Inarcassa per Ingegneri ed Architetti), che in futuro avranno comunque la possibilità di decidere autonomamente se modificare l’attuale sistema di riscatto, che resta ovviamente in vigore.

La facoltà di riscatto agevolato è ammessa anche per i soggetti non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza che non abbiano iniziato l’attività lavorativa.

Il riscatto laurea è detraibile al 50%?

No.

La detrazione al 50% spetta solo a chi aderisce alla cosiddetta “pace contributiva” per coprire i buchi nei contributi per periodi non lavorati. Da non confondere con i periodi non lavorati durante il corso di studi.

Il riscatto della laurea è invece fiscalmente deducibile ai fini Irpef, come previsto dall’art. 2 comma 5-bis del decreto legislativo 84/1997.

Non mi sono laureato. Possono comunque riscattare gli anni di studio?

No.

Tale possibilità è esplicitamente esclusa dalla normativa vigente. Occorre pertanto essere in possesso del titolo legale conseguito a seguito degli studi effettuati (diploma di laurea).

Posso riscattare anche se ho lavorato prima di laurearmi?

Dipende.

  • Non sono riscattabili, perchè già coperti dai contributi versati, i periodi lavorati (ovviamente non “in nero”) durante il corso legale di studi.
  • Se hai contributi pensionistici versati prima di iniziare a studiare, anche se antecedenti al 31 dicembre 1995, è invece possibile aderire al riscatto.

Conviene davvero riscattare la laurea?

Dipende.

Non si può dare una risposta valida per tutti a questa domanda. Sono tanti i fattori da considerare, quali età, reddito, prospettive future e tanto altro.

Probabilmente chi ha un reddito elevato e quindi è soggetto ad un’aliquota marginale Irpef sopra il 33% potrà valutare la convenienza di questa forma di “investimento”, che potrà avvicinarlo all’età pensionabile, soprattutto se si è laureato più tardi o ha iniziato tardi a lavorare.

Chi oggi non ha riscattato perchè ciò voleva dire versare il 33% dell’ultimo reddito percepito, se quest’ultimo si posizionava in una fascia di reddito medio/alta, probabilmente oggi valuterà con interesse tale possibilità rispetto al più recente passato.

Dovrà tuttavia fare le opportune valutazioni se indirizzare la cifra destinata al riscatto ad altre forme di investimento, in funzione del proprio profilo di rischio. Probabilmente chi ha un profilo di rischio molto basso e moderato sarà più propenso a valutare la facoltà di riscatto laurea rispetto ad un investitore in azioni o Etf.

Meglio il riscatto laurea o il fondo pensione?

Domanda da un milione di dollari. Anche qui è molto complesso fornire una risposta, che può variare da soggetto a soggetto.

Dal punto di vista fiscale riscattare la laurea o versare in un fondo pensione è la stessa cosa ed i benefici sono identifici.

Si può tuttavia dire che il riscatto laurea agevolato amplia le possibilità di versamenti a fini pensionistici.

Infatti chi già versava ad un fondo pensione oggi potrà valutare, se ha capacità contributiva ben superiore al massimo deducibile di tali fondi (€5164,57 annui), di destinare la quota in eccedenza che magari prima non investiva nel riscatto laurea.

Oppure potrà valutare forme miste di contribuzione a fini pensionistici.

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